Tanto tempo fa, l’antica provincia giapponese di Shinano era governata da un feudatario che detestava profondamente le persone anziane.
«I vecchi sono soltanto sgradevoli e non servono a nulla per il bene del Paese», affermava.
Per questo motivo aveva ordinato ai suoi funzionari di prelevare, con la forza, dalle loro case tutti coloro che avessero compiuto settant’anni e di abbandonarli in luoghi isolati dove, indeboliti dall’età e limitati nei movimenti, non sarebbero riusciti a procurarsi facilmente il cibo e sarebbero morti di stenti.
Gli abitanti del Paese ne erano addolorati e provavano rancore verso il loro signore, ma non potevano fare nulla per opporsi alla sua volontà.
Tra loro c’era un contadino di un piccolo villaggio, che viveva insieme alla madre. Proprio quell’anno la donna aveva compiuto settant’anni.
Il figlio temeva continuamente che, da un momento all’altro, arrivassero gli uomini del feudatario per portarla via.
Quel pensiero lo tormentava tanto che non riusciva più neppure a dedicarsi serenamente al lavoro nei campi.
Alla fine, non potendo più sopportare quell’angoscia, pensò:
«Piuttosto che lasciarla trascinare via da funzionari senza pietà e abbandonarla chissà dove, sarà meglio che sia io stesso a condurla sulla montagna.»

Così si avvicinò alla madre e le disse:
«Madre, che luna meravigliosa c’è questa sera! Saliamo sulla montagna per contemplarla.»
La prese sulle spalle e si mise in cammino.
Mentre il figlio la portava sulle spalle, la madre spezzava uno dopo l’altro alcuni ramoscelli lungo il percorso e li lasciava cadere a terra. Il contadino, incuriosito, gliene chiese il motivo, ma ricevette in risposta soltanto un sorriso.
Raggiunsero infine il luogo più remoto della montagna. Il contadino adagiò la madre sull’erba. La guardò negli occhi e cominciò a piangere.
«Figlio mio, che cosa ti accade?» gli domandò la donna.
L’uomo appoggiò entrambe le mani a terra e disse:
«Madre, perdonami. Ti ho invitata a contemplare la luna e ti ho portata fin quassù perché quest’anno hai compiuto settant’anni e potresti essere esiliata da un momento all’altro. Ho pensato che era meglio portarti qui personalmente piuttosto che lasciarti nelle mani di uomini spietati. Ti prego, perdonami e cerca di sopportare il tuo destino.»
La madre non sembrò sorpresa.
«Sapevo ogni cosa», rispose. «Ho accettato ciò che deve accadere. Tu torna presto a casa, abbi cura di te e continua a lavorare. Va’, prima che sia troppo tardi, e fai attenzione a non smarrire la strada.»
Quelle parole aumentarono ancora di più il dolore del contadino. Rimase a lungo incapace di andar via e abbandonarla, ma la madre continuò a esortarlo e alla fine se ne andò cercando di riprendere la strada del ritorno.
Lungo il sentiero, però, rivide i ramoscelli spezzati e lasciati cadere in terra dalla madre. Seguendoli, percorse la lunga strada di montagna senza smarrirsi e riuscì a tornare a casa.
«Ecco perché mia madre spezzava i rami e li lasciava cadere» pensò, con il cuore stretto. «Io l’abbandonavo e lei pensava soltanto a impedire che mi perdessi.»
Tornato a casa, il contadino pianse pensando alla madre sola sulla montagna. Non resistette: nella notte, seguì di nuovo la traccia dei ramoscelli e la ritrovò seduta, immobile. Si inginocchiò.
«Madre, ho fatto male ad abbandonarti. D’ora in avanti resterò al tuo fianco.»
La riportò a casa sulle spalle e le scavò un nascondiglio sotto il pavimento, dove la nutrì e accudì ogni giorno, senza che nessuno lo scoprisse.
Tempo dopo, il signore di un territorio confinante inviò una lettera al feudatario che governava Shinano:
«Mostratemi una fune fatta di cenere. Se non ne sarete capaci, invaderò e distruggerò il vostro Paese.» Quel regno era molto potente e non c’erano speranze di sconfiggerlo in guerra.
Il feudatario, preoccupato, convocò tutti i suoi consiglieri: nessuno sapeva come fare.
Fece allora proclamare in tutto il Paese una ricompensa per chi fosse riuscito a fabbricare una fune di cenere. Gli abitanti, terrorizzati, non parlavano d’altro, ma nessuno trovava una soluzione.
Il contadino pensò: «Forse mia madre saprà come fare.»
Scese di nascosto nel rifugio e le raccontò tutto.
La madre sorrise. «Basta cospargere di sale una fune e poi bruciarla: così la cenere non si disperde.»
Il contadino seguì le istruzioni, preparò la fune e la portò al palazzo.

Il feudatario, sbalordito, gli donò una grande ricompensa.
Mentre l’inviato del Paese confinante, vedendo realizzato l’impossibile, dovette ritirarsi sconfitto.
Poco dopo, sempre il signore del Paese confinante inviò un’altra sfida: una pietra preziosa con un foro sottilissimo e tortuoso da attraversare con un filo di seta, pena l’invasione.
Il feudatario esaminò la pietra: sembrava impossibile. Convocò di nuovo i consiglieri, ma nessuno seppe risolvere l’enigma. Proclamò allora una ricompensa per chi ci fosse riuscito, ma nessuno trovò un marchingegno utile all’impresa.
Il contadino scese nuovamente nel rifugio e chiese consiglio alla madre.
La donna ancora una volta sorrise.
«Non è difficile neppure questo. Spalma abbondante miele intorno a una delle aperture della pietra. Poi lega una formica a un filo di seta e introducila nell’apertura opposta. Attratta dal profumo del miele, la formica avanzerà lungo il passaggio tortuoso, trascinando il filo con sé, finché non uscirà dall’altra parte.»
A quelle parole il volto del contadino si illuminò di gioia.
Si recò immediatamente al palazzo e, seguendo le istruzioni della madre, riuscì a far passare il filo di seta attraverso la pietra.
Il signore, ancora una volta stupefatto, gli donò una grande somma di denaro.
L’emissario riprese la pietra, ora attraversata perfettamente dal filo, e tornò sconfitto nel proprio Paese.
Quando il signore del Paese confinante vide il risultato, scosse il capo.
«Nel Paese di Shinano deve vivere qualcuno dotato di straordinaria saggezza. Non possiamo attaccarlo con leggerezza.»
Tempo dopo fece recapitare una nuova sfida: distinguere la madre dalla figlia tra due cavalle identiche, pena l’invasione. Consiglieri e esperti si arresero.
Il feudatario proclamò una ricompensa per chi vi fosse riuscito, ma nessuno trovò la soluzione. Persino i più famosi conoscitori di cavalli non facevano altro che scuotere il capo, incapaci di trovare una differenza.
Il contadino tornò dalla madre, che sorrise come sempre: «Lasciate dell’erba fresca fra loro: quella che si precipita a mangiare è la figlia; quella che aspetta con calma è la madre.»
Il contadino corse al palazzo e, davanti a tutti, seguì le istruzioni: una cavalla si gettò voracemente sull’erba, l’altra attese tranquilla. Le due furono così distinte e mostrate all’emissario, che dovette ammettere la sconfitta.
Superate tutte le prove, il feudatario di Shinano era ormai convinto della straordinaria saggezza del contadino.
«Tu sei l’uomo più sapiente di tutto il Paese. Dimmi che cosa desideri e ti sarà concesso.»
Il contadino comprese che quello era il momento di chiedere la salvezza della madre.
«Non desidero né denaro né oggetti preziosi», rispose.
Il feudatario lo guardò con stupore.
Il contadino continuò:
«In cambio, vi prego di risparmiare la vita di mia madre.»
Gli raccontò allora ogni cosa senza nascondere nulla.
Il feudatario ascoltò con gli occhi spalancati per la meraviglia.
Quando comprese che la fune di cenere, il filo fatto passare nella pietra e il riconoscimento delle due cavalle erano stati possibili grazie alla saggezza di una donna anziana, rimase profondamente colpito.
«È vero: non bisogna sottovalutare gli anziani. Se siamo riusciti a superare tutte queste prove è stato soltanto grazie a una di loro. Perdono il contadino che ha nascosto sua madre e, da questo momento, abolisco l’esilio delle persone anziane.»
Il feudatario ricompensò generosamente il contadino e fece proclamare in tutto il Paese che gli anziani non sarebbero più stati condannati.
Il popolo accolse la notizia come se fosse tornato alla vita.
Anche il signore del Paese confinante, vedendo risolto senza difficoltà persino l’ultimo enigma, abbandonò definitivamente il progetto di invadere Shinano.


